martedì, 15 febbraio 2005
 

A fine settembre mi ritrovo ad avere una settimana di vacanza dopo quattro mesi di lavoro intenso. Decido di partire, destinazione Buenos Aires. Il fatto che una persona decida di trascorrere una settimana di vacanza e relax a Buenos Aires e non in una tranquilla località marittima può sembrare un po' strano. I motivi che mi spingono a tornarci per l'ennesima volta sono diversi. Per me Buenos Aires è una città familiare, stimolante, a tratti rilassante. Un luogo in cui in passato, semplicemente passeggiando per le sue strade e avenidas sono riuscito a distaccarmi da quella che era la mia vita italiana e riordinare un po' le idee osservando le cose da un'altra prospettiva. Il mio paese mi appariva distante e vicino allo stesso tempo. Fisicamente distante, emotivamente vicino per via dei tanti emigranti italiani.

Buenos Aires ha qualcosa in comune con il mio carattere. Un giorno può essere solare, vivace, aperta e calda, il giorno successivo può essere grigia, cupa e chiusa. Tante volte ormai sono andato, mai mi ha annoiato o stancato e credo mai mi stancherà.

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martedì, 15 febbraio 2005

Parto il 25 settembre con il volo AZ 680 da Roma. Volo strapieno come al solito. Tanti argentini, soprattutto anziani italo-argentini che penso siano venuti per riabbracciare i parenti o magari i figli che in questi anni hanno fatto il processo di emigrazione contraria a quello del secolo scorso dei loro padri o nonni. Il volo è notturno, 13 ore, trascorrono molto rapidamente fra letture e sonnellini. Dopo 11 ore di volo sento il distacco con ciò che lascio. Compare la prima luce, la luce dell'emisfero australe, è l'alba, stiamo sorvolando il sud del Brasile. Nell'arco di una notte senza quasi neanche accorgersene siamo stati catapultati dall'altra parte del mondo, fa sempre una certa impressione... queste ultime 2 h le conosco a memoria, il sole comincerà a crescere sull'orizzonte, la luce arriverà dai finestrini di sinistra, sotto avremo l'Uruguay, ancora 40 minuti ed ecco finalmente comparire il grande fiume, il Rio de la Plata. Mi dà sempre una grande emozione arrivare in questo punto; il Rio Paranà e il Rio Uruguay poco più a nord rispetto a noi si uniscono e formano questo enorme bacino di acqua dolce che è il Rio de la Plata. All'orizzonte davanti a noi si vede già l'immensa Buenos Aires adagiata sul fiume. Pochi minuti ancora e la sorvoliamo attraversandola tutta da est a ovest. È una visione per me bellissima e toccante, lo è sempre stato fin dalla prima volta.

a proposito di prima volta, l'Argentina non so per quale ragione è sempre stata nei miei sogni di bambino. Forse pensavo alle immense praterie o ai colori di qualche documentario che avevo visto, al fascino dei colori di quella bandiera, bianca e azzurra... ma la vera ragione in fondo non la conosco. Forse in una vita precedente ero un gaucho delle pampas? O il cavallo del guacho?

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martedì, 15 febbraio 2005

All'arrivo, di prima mattina, il benvenuto lo da una bellissima giornata tersa, cielo azzurro intenso di inizio primavera. Decido di alloggiare nel solito hotel, nel micro centro, una sistemazione molto semplice. Le prime giornate trascorrono fra lunghe passeggiate in solitaria, abbuffate di carne e chiacchiere con amici portenos di ormai vecchia data.

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martedì, 15 febbraio 2005

Buenos Aires mi si presenta estremamente vivace. Tanta gente per le strade, negozi del centro affollati, code fuori dai cinema, ristoranti con lista d'attesa, parchi affollati con giovani che bevono mate, ascoltano musica e conversano in gruppetti. L'Argentina vista da qui, da questa prospettiva, sembrerebbe un paese completamente uscito da quella devastante crisi economica e sociale in cui è piombata solo tre anni fa. Ma ad un’analisi più attenta si scopre che ben poco è cambiato anche se l'economia si è effettivamente rimessa in moto. Gli argentini della capitale, o meglio una parte di essi, hanno recuperato un po' di fiducia nel presente e nel futuro, ricominciano a vivere una vita simile a quella che avevano prima del default. Si sono però dovuti necessariamente adattare ad uno standard più basso rispetto al recente passato quando buona parte di loro si poteva permettere vacanze in Europa e shopping a Miami. Ora le vacanze si fanno di nuovo a Mar del Plata, come negli anni ’60 e’70 e lo shopping lo si fa in Avenida Santa Fé. Tutto questo però riguarda una parte minoritaria degli argentini, quella che ha mantenuto il naso fuori dall’acqua. Per la maggior parte di loro infatti poco o nulla è cambiato negli ultimi anni. Chi era già povero o chi lo è diventato nell’ultima decade non ne è uscito e non ha purtroppo grandi speranze o opportunità per risalire la china.

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